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Il Futbol di Osvaldo Soriano


su “Futbol”, di Osvaldo Soriano

edito da Einaudi

È un peccato che sia finito così, a scrivere stupidate…”.

Così Paolo Collo, in exergo alla prefazione di Futbol, coglie con saggezza l’amorfa e logora nostalgia del calcio riposto negli archivi della Storia di uno sport che gioco non potrà mai esserlo.

Futbol, di Osvaldo Soriano, è tutto questo. Un’anagrafe di storie di calcio che dimostrano quanto questa umana disciplina, attraverso le sue innumerevoli e travagliate avventure, soffra la condanna  a non poter mai abbandonarsi alla ludica serenità del gioco che sia gioco e basta. Il calcio guarda con invidia alle cose che appassionano l’umana attenzione senza la costrizione della tristezza. Al calcio, anche quando vorrebbe comportarsi da tale, manca l’intrattenimento. E proprio questa nobile privazione gli conferisce un qualcosa di letterario dove i centravanti mancati come Osvaldo Soriano possono rifugiarsi.

Lo scrittore argentino, nel suo “Futbol”, verbalizza la malinconia delle umane debolezze di eroi lontani. Alcuni dimenticati, altri persi nel loro stesso mito senza più tempo, sono parte di una grande formazione che Soriano schiera sul suo campo di gioco come fossero Ettore e Achille, dopo aver scalato la vetta dell’Olimpo del calcio e averli ricondotti in un oltretomba epico dove essi possano ascoltare il lamento e le preghiere dei calciatori vittime della gloria e dell’abbandono. Sì, perché il calcio di Soriano non è l’acclamazione apparente delle folle votate alla venerazione, ma il dopo partita, in un dopo vita da campioni che ha i colori dello spogliatoio dell’esistenza.

L’autore narra l’impresa di Obdulio Varela, capitano della nazionale uruguayana, che trafisse, nel mondiale del ‘Cinquanta, tutto il popolo brasiliano, portando a una sorprendente e inattesa vittoria la sua nazionale, e scaraventando in una depressione collettiva milioni di tifosi. Ma l’Obdulio di Soriano raccoglie i cocci del pentimento che colpisce il guerriero dopo la battaglia, quando s’accorge che il suo dovere è la strage, inevitabile e necessaria, nel caos atroce della competizione. La storia di Lazzari, primo “Pibe de oro”, il mondiale mai disputato del ‘Quarantadue, le vicende del mister giramondo Peregrino Fernàndez e le vicissitudini di un pallone che rimbalza in tutti i continenti.

Osvaldo Soriano si siede al tavolino di un bar notturno, nel bel mezzo di una periferia sconosciuta, e raccoglie con le lacrime agli occhi gli appunti di un taccuino che in principio l’avrebbe voluto protagonista, nella mischia degli eroi, e che invece la malasorte ha destinato a raffinato narratore delle altrui gesta sportive, e non solo sportive. L’autore convoca una compagine di calciatori grandiosi e derelitti, sconosciuti e irriverenti, poveri e dignitosi, e, come tutti scampati a una violenta tempesta, li accoglie come naufraghi, nella consolazione della leggenda che unisce i suoi eletti in un paradiso discreto e interdetto alla gloria artificiale.

Soriano stende il planisfero e lo racconta come fosse una partita. Sia ben chiaro, la partita di Soriano non è finita, e forse non finirà, perché l’eroismo fallibile e mortale di Futbol gioca alla serietà del calcio scongiurando l’indesiderato triplice fischio.

 

sebastiano di paolo, alias elio goka

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