shinystat spazio napoli calcio news Intervista a Diego Nargiso: "Guardare ogni partita del Napoli è un'emozione"

Intervista a Diego Nargiso: “Guardare ogni partita del Napoli è un’emozione”

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

Per i lettori di SpazioNapoli, abbiamo avuto il piacere di contattare il tennista napoletano più forte di tutti i tempi, eroe dell’Italia della Davis, se nonché grande tifoso azzurro: Diego Nargiso. Da sportivo e da tifoso gli abbiamo rivolto qualche domanda per raccogliere le sue opinioni sul Napoli di quest’anno.

I napoletani, solitamente, mostrano la loro propensione nelle attività sportive giocando a calcio. Da questo punto di vista, sei un napoletano atipico, come ti sei avvicinato al mondo del tennis?

Mi sono avvicinato al tennis perché i miei genitori lo praticavano e mi facevano giocare gli ultimi 5 minuti delle loro partite. Da quel momento non l’ho più abbandonato.

Diego, tu che sei stato uno sportivo professionista ad alti livelli, dal punto di vista agonistico, cosa ti ha colpito di più del Napoli? Manca ancora qualcosa o è una macchina perfetta?

Devo dire che sia il presidente e sia tutta la società compreso l’allenatore, hanno fatto un lavoro eccezionale. Credo che a questo Napoli manchino solo 2 o 3 elementi di grande esperienza internazionale che sappiano come affrontare le difficoltà inaspettate, derivanti nei momenti più cruciali della partita. Da quel giorno in poi potremo dire che il Napoli lotterà per lo scudetto!

Qual è stata l’ultima partita vista al San Paolo, ce la racconti?

Purtroppo vivo a più di 1000 km lontano dal mio San Paolo, quind non posso frequentarlo più come un tempo. L’ultima partita vista al San Paolo é stata tanti anni fa quando eravamo in serie B. Un tifoso vero non fa differenza tra le serie in cui gioca la propria squadra del cuore: guardare ogni partita del Napoli é un’emozione!!!

Chi tra gli attuali calciatore del Napoli che per personalità e mentalità assomiglia al Nargiso tennista?

Mi rivedo forse in Lavezzi per il fatto che é un giocatore con grande estro,  ed è un po’ discontinuo come lo ero anch’io nel campo da tennis. Se acquisirà concretezza e continuità il nostro Pocho é secondo solo a Messi!!!

Facciamo un piccolo gioco Diego: potresti associare i giocatori del Napoli a qualche termine del gergo tennistico?
Cavani é “l’ace”, fulmineo e impossibile da ribattere!! Lavezzi é una “drop volley”, unica nel suo genere,  geniale  e fa esplodere il pubblico; Hamsik é il “colpo vincente”, la sicurezza;  Paolo Cannavaro é il “lob”, in difesa imbattibile; Maggio e Dossena sono il “Dritto ed il Rovescio”, sempre presenti e fondamentali per portare a casa lo scambio da fondo; Gargano e Pazienza sono il gioco di gambe, senza di loro non si possono costruire le vittorie; Morgan De Sanctis é la “veronica” in volo proteso verso la palla, un boato ad ogni parata.

Il 1987 il Napoli ha vinto il primo scudetto e tu sei stato il primo italiano a vincere Wimbledon nella categoria juniores, ci racconti quell’anno visto dai tuoi occhi?

Quell’anno fu incredibile, pensa che anche con Maradona ci scambiammo la maglietta e la racchetta. Era un momento d’oro per me ed una cosa eccezionale come tifoso. Il Napoli vinceva il primo scudetto della sua storia ed io ero lì a vederlo, una gioia immensa.

Qual è stato il momento più gratificante della tua carriera? Il momento più difficile?

Il momento più bello della mia carriera é stato quando siamo arrivati in Finale di Coppa Davis nel 1998. Per il tennis é come la finale di un Campionato del Mondo di calcio.

I sudamericani (in particolare gli argentini), otlre ad avere una predisposizione naturale per il calcio, negli ultimi dieci anni, si stanno confermando ad alti livelli nel mondo del tennis. Ci spiego questo fenomeno? ll popolo argentino é un popolo abituato al sacrificio, quindi nello sport quella é la prima cosa, ecco perché saranno sempre ai vertici degli sport più fisici nei quali devi lottare uno contro uno o squadra contro squadra. E’ nel loro DNA.

Il movimento tennistico italiano dopo triennio strasferico 1996-1999, che ti vede grande protagonista in davis, attualmente non riesce ad esprimersi al meglio. Tale difficoltà è dovuta ad un problema Federale, quindi dal puntodi vista strutturale-organizzativo, oppure è dovuto ad un mancato ricambio generazionale?
Direi che il problema é molto lungo da affrotare, ma rispondo con alcuni nomi; Panatta, Bertolucci, Claudio Panatta, Cancellotti, Colombo, Camporese, Pistolesi, Cané, Caratti, Nargiso, Gaudenzi, Pozzi, Brandi, etc…tutti questi ragazzi non sono mai stati coinvolti con la Federazione, pensi sia normale?

Dato che vivi a Montecarlo, sei diventato tifoso del Monaco o rimani legato esclusivamente al Napoii?
La fede non si inventa, la si ha dentro di sé!  Il mio cuore é azzurro e non c’é posto per nient’altro. Sono innamorato del nostro “ciuccio” dai tempi di Damiani, Dirceu, Pellegrini, Citterio, Ferrario, il giaguaro Castellini ed altri. Che ci posso fare Napoli, sono malato di te.

Diego Nargiso alla fine della nostra intervista ci lascia un messaggio da recapitare a tutti i calciatori azzurri: colgo l’occasione per dire che un giorno mi piacerebbe conoscere di persona i nuovi calciatori del Napoli perché sono tutti grandi avendo dimostrato attaccamento ai nostri colori.
In particolare Diego vuole fare un saluto a due ragazzi: il primo è Paolo (Cannavaro) che con grandissima umiltà sta ricalcando la grande carriera del fratello e che meriterebbe la nazionale. Inoltre porta con grande orgoglio per tutti noi la fascia di capitano. Il secondo, invece, è il Pocho che credo sia un ragazzo eccezionale oltre che un fantastico calciatore. Il gesto di aver lasciato la sua maglia a Cavani é stato un grande gesto come uomo soprattutto. Invio a loro, al presidente ed a tutta la squadra un grande “in bocca al lupo”…Forza Napoli sempre!!!

Alessandro D’Auria



Preferenze privacy