Arrigo Sacchi, dall’alto della sua esperienza, ha rilasciato un’intervista a “Il Mattino”, nella quale ha parlato del Napoli e del suo percorso in Europa League. Ecco quanto affermato: “Non abbiamo tante chance di vincere una coppa europea quest’anno… ma se c’è una squadra che può farlo quella è il Napoli».

Sacchi, non è che sia proprio un pronostico molto convinto?
«Dobbiamo arrenderci all’evidenza. Il nostro calcio è ai confini dell’Europa e quando si fanno i turnover, le riserve non sono in grado di essere competitive con i club degli altri Paesi. Anche perché troppo spesso non sono competivive neppure le prime squadre».

Stasera c’è il Psv, però, non il Real Madrid?
«La seconda squadra del Napoli ha buone chance di vincere. E sono contento che Insigne giochi titolare nella seconda squadra del Napoli».

Seconda squadra?
«È evidente che non si tratti delle prime scelte. Ma in Italia con l’Europa League è così: solo che una volta i non titolari erano più che sufficienti per andare avanti. Col Parma, nel 2002 arrivammo in semifinale. Adesso non stupiamoci se ci eliminano squadre di nazioni di fascia inferiore. Ma il mio amico Mazzarri non si farà sorprendere».

Secondo lei Insigne potrebbe già giocare titolare in serie A, al posto di Pandev?
«La verità è che siamo vecchi in tutto. Nel nostro campionato non si gioca un calcio per i giovani. Il nostro è un calcio fatto di episodi, di furbate, di espedienti, di mestiere, di giocate singole. È un calcio che non aiuta i ragazzi».

In che senso?
«Un calcio difensivo, fatto di espedienti e di trucchetti, non è un calcio per i giovani. Dei giovani devi sfruttare la freschezza e la generosità, la loro voglia di sacrificarsi. Il nostro è un ambiente immobile, sostanzialmente vecchio».

Brutto scenario in effetti.
«In Italia dovremmo fare in fretta: servono le Academy, che per esempio in Francia esistono dal 1970. Centri interni ai complessi sportivi dei club, dove i ragazzi alternano lo studio agli allenamenti. Da noi lo fanno solo la Juventus e la Reggina. Complimenti».

Torneremo a vincere in Europa?
«Spero di sì. Ma non sarà né semplice né immediato. Non credo che le italiane facciano paura come una volta».

Belli i tempi in cui Milan e Napoli dominavano in Europa e nel mondo?
«Non bisogna vivere di nostalgia. Quelli erano anni in cui era l’Italia viveva anni diversi, ora il calcio è lo specchio della crisi del nostro Paese».

Si dice spazio ai giovani, ma a parte Insigne e El Shaarawi gli altri non brillano?
«Nello scorso febbraio abbiamo giocato con la Francia: i nostri mettevano assieme 10 presenze complessive in serie A, mentre loro avevano 13 ragazzi già titolari in serie A e 3 avevano debuttato in Champions League. Delle 5 nazioni calcisticamente più evolute, noi siamo gli ultimi. La rincorsa alle migliori è tutta in salita. Ma qualcosa si intravede».

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