Ci prepariamo da giorni per tornare al San Paolo il più pronti possibile.

Non è difficile esserlo. Dopo l’antipasto di Dimaro, dopo il solletico agonistico con qualche amichevole viste in tv, dopo aver avuto un assaggio di gesti impossibili con la rovesciata del capitano, dopo aver annusato il talento di Insigne e la classe di Pandev, la tenacia di Gargano e fisico a banana di Vitale, è arrivato finalmente il momento di fare la nostra parte sugli spalti. Un miniabbonamento preso da giorni e giorni. Un unico biglietto, lasciapassare per due partite. Due amichevoli di lusso.  Due trofei di plastica, per far contenti gli sponsor, prima di pensare ad una coppa vera, ma disputata a migliaia di chilometri lontani da casa. Consapevoli che “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” è ‘na strunzat’.

E allora, totoscommesse sull’orario giusto per avviarsi allo stadio. Sono previste poche persone, ma sappiamo che le curve si riempiono sempre e che il nostro settore, non si sa perché, è sempre ambito dagli occasionali. C’è chi alle sei è lì e ci chiama per sapere quali posti prendere visto che è per la prima volta tra di noi, c’è chi dice che alle sei sarebbe stato lì, ma alle sette ancora non si vede. C’è chi tra un mal di pancia e l’altro arriva comunque, sempre presente. C’è chi è lontano per lavoro e c’è chi ha deciso di rimandare il primo appuntamento al San Paolo perché troppo preso tra pannolini e poppate. Siamo in formazione ridotta, ma con qualche acquisto di qualità nel gruppo.

All’ingresso gli ultras ci salutano con un volantino dal titolo inequivocabile: “C’era un volta il calcio…”. Un bell’inizio: “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì inizia la storia del calcio”. Ovviamente, una nota che inneggia al vecchio calcio, quello non mosso solo da soldi, dal profitto sfrenato, righe che evidenziano quanto i pregiudicati siano anche tra i padroni del pallone, da Lotito a Preziosi, e quanto anche i calciatori siano dentro questo sistema, vedi il calcioscommesse.  Il tutto, condivisibile, se non fosse che il loro obiettivo pare essere più quello di  riabilitare i diffidati e il loro modo di combattere tutto ciò pare sia  semplicemente “non andare a Pechino”. E così ci siamo sorbiti il primo quarto d’ora di cori contro il Presidente e contro chi va a Pechino. Io me ne vado al mare, se per caso qualcuno se lo stesse chiedendo.

Anche al San Paolo l’afa non ci dà tregua e la prima di chiunque arrivi pare che sia: “Marò, che caldo!”. E la seconda: “L’Uruguay ha perso. Meno male, così Cavani torna prima”. E La terza, a seguire : “Ma Gargano se ne va?!”. Eh, si! Come in ogni amichevole estiva che si rispetti, il calciomercato tiene banco. E allora siamo lì pronti ad analizzare ogni minimo cenno del Mota. Ha giocato una gran partita e allora ci ha voluto salutare così. Oppure ha voluto dimostrare di voler restare. Oppure ha voluto far vedere cosa ci perdiamo. Oppure è voluto andare via tra gli applausi. Oppure, dopo questi applausi dove se ne potrebbe mai andare? E poi ha lanciato la maglia in tribuna. E allora se ne va. Ma Mazzarri  a fine partita ha detto che è un titolare del Napoli. E allora resta. E poi dopo la telenovela “Pocho”, c’è la soap opera al sapor di “Carramba” di Balzaretti e il suo ricongiungimento familiare. La moglie è a Parigi ma il PSG compra tutti tranne lui, i figli a Palermo con i parenti e quindi non vuole separarsene. Oppure i figli sono con la moglie a Parigi e lui ha la mamma a Palermo. Oppure la moglie è a Parigi con la mamma e i figli neanche ce li ha. Insomma, sappiamo solo che a noi Balzaretti ci piacerebbe assai, ma se poi gli deve venire la malinconia di Parigi, come è successo recentemente a qualcun altro che ben conosciamo, no. Federico può pure restarsene a mangiar cannoli con Zamparini e  andare a Parigi a trovare moglie, figli e mamma. E che mandi un saluto anche al pocho. Che stasera, per fortuna, non è mancato.

Anche se qualcuno durante il riscaldamento lo cercava ancora con lo sguardo nostalgico. Convinto che lo rimpiangeremo tanto. Salvo, poi, a mano a mano che i minuti giocati scorrevano davanti a lui, rendersi conto che in fondo il ragazzetto di Fratta non se la cava male. Si muove bene, ha un bel piede, regala assist, fa girare la testa agli avversari, inquadra la porta se non ci fosse stato il portiere avversario, è caparbio, ma altruista allo stesso tempo. C’eravamo lasciati dicendo: “Morto un pocho, se ne fa un altro”. E se questo è il sostituto del Pocho, beh! Ce ne faremo una ragione…C’est la vie!

La partita la guardiamo seduti, salvo saltare in piedi per i due goal, per le due giocate del Nano Maravilla, per imprecare contro l’ennesimo goal preso di testa su un calcio d’angolo, per il goal sbagliato di Hamsik. Che qui tutti l’hanno giustificato e compreso e pure applaudito, ma volevo vedere se lo avesse fatto l’11 agosto a Pechino sullo 0-0 al 90°.

Zuniga riesce a mietere vittime ancora inconsapevoli con la sua serie di finte snervanti, a tal punto da indurre l’avversario a calciare con rabbia il pallone. Probabilmente, come suggerisce qualcuno, imprecando in tedesco: “Mannaggia ‘o cazzen!!”

Alla fine ci portiamo a casa questa coppa. Che dagli spalti della curva sembra un bottiglione gigante di acqua minerale da almeno 6 litri. C’è chi è convinto che a consegnare il premio al capitano ci sia il mitico “Guaglio’, chi ‘o e’!”. Chissà perché non mi meraviglierebbe.

Al San Paolo si torna già mercoledì per il trofeo MSC, questa volta immaginiamo che il premio lo consegni Schettino.

Quando siamo arrivati ai campetti, il parcheggiatore ci ha sorriso e ci ha gridato: “Bentornati”. Già. Ed è come se non fossimo mai andati via.

 

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