Gli eterni soloni l’hanno quasi fatta franca. Gli esperti di calcio “fast & furious“, coloro i quali qualche partitella tra amici è sufficiente a stabilire se sei un fenomeno oppure un baraccone, sembrano averla avuta vinta. Eh già, perché già quando Edurardo Vargas ha messo piede a Napoli lo scorso Gennaio, qualcuno, a causa del nomignolo non proprio famoso, e del fatto che “Edu” era da prendere con le molle poiché avrebbe dovuto ambientarsi, ha storto il naso, a dimostrare che ad imparare la lezione sui giovani da aspettare, da non caricare subito di responsabilità, da supportare quando le cose non girano, da elogiare moderatamente quando qualche buona giocata vien fuori, resta un’utopia dapprima nel dna dei tifosi e della stampa, pronta troppo presto a puntare il dito e ad alzare la voce quando il ragazzino non fa gol ai dilettanti e prende pali a dismisura.

Sotto questo aspetto, resta dura ed ardua la possibilità di vedere finalmente una platea paziente, comprensiva con il giovane investimento e con la società disposta ad appoggiare un progetto futuristico, dimostrando perseveranza e occhi lunghi volti a scovare il talento da crescere in casa, da sviscerare e ricostruire sotto l’aspetto del carattere, per far si che un giorno possa essere il simbolo di una scommessa vinta senza assilli, con l’ausilio di una corretta critica, soltanto costruttiva e nulla più, per salvaguardare un patrimonio investito, evitando lo sperpero, vocabolo vietato in tempi di vacche magre come quelli in cui stiamo vivendo. E’ possibile che al giocatore non abbia giovato il fatto di dover subentrare nel progetto Napoli in un periodo, come quello di Gennaio, in cui tutti gli obiettivi erano ancora aperti e l’opinione pubblica viveva su pretenziose necessità di sopperire alle mancanze del Pocho, dalla scarsa vena di Pandev, dalla frenata di Cavani.

Ma i repentini cambi di vita, com’è capitato a Vargas, non sono cosa facile, e trovare la propria dimensione in un contesto difficile come lo è la piazza azzurra, dove dapprima i grandi giocatori hanno trovato inizialmente difficoltà, figurarsi un giovane di belle speranze, con credenziali importanti come quelle del cileno (eletto al secondo posto della classifica come miglior giocatore sudamericano 2011). Qualche gara senza gol, alcuni movimenti sbagliati, in questo inizio di preparazione, possono starci, così come può starci una ulteriore verifica delle doti e le capacità che sicuramente Vargas possiede, altrimenti non si spiegherebbero i risultati raggiunti in sudamerica. Parlare di bocciatura alla fine della prima parte del ritiro ci sembra eccessivo e deleterio per un giovane calciatore alla ricerca di se stesso. Il ragazzo ha bisogno del supporto dei tifosi, il tempo delle critiche non è ancora maturo, mentre lo è la tifoseria, che mastica di calcio e di fenomeni da tempi non sospetti. 

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