Portiere:  “il giocatore che ha il compito di difendere la porta della propria squadra. A tale scopo, è l’unico calciatore al quale è consentito di giocare il pallone con qualsiasi parte del proprio corpo, incluse le mani.”

Parafrasato così, con l’utilizzo di poche, semplici ed essenziali parole, appare un ruolo facile, se non privilegiato, poiché è l’unico tra gli 11 giocatori, autorizzato ad avvalersi dell’ausilio delle mani.

Eppure, sul portiere, gravano onori ed oneri.

E’ facile strappare un applauso eseguendo uno spettacolare colpo di reni, ma è altresì semplice ritrovarsi nell’occhio del ciclone, incappando in un maldestro errore.

Sfogliando l’album dei ricordi azzurri, sotto la voce “portieri”, si rileva la presenza di molteplici illustri nomi: Castellini, Zoff…E poi c’è quel nome che, i tifosi nati nell’era del post-Maradona, ricordano con maggiore facilità e sincero affetto: Pino Taglialatela.

Senza dubbio, è lui l’incarnazione moderna, in chiave azzurra, più espressiva ed eloquente del concetto di “portiere”.

Imbattibile tra i pali, al punto da meritarsi quel soprannome che gli ha conferito il fascino del mito: Batman.

Maestro di umiltà, dentro e fuori dal campo.

Di recente, Taglialatela, è tornato sotto le luci dei riflettori, assumendo la guida tecnica dell’Ischia , squadra che, attualmente, milita, nel campionato di serie D girone H, insieme a Ciro Bilardi, subentrando al dimissionario Mimmo Citarelli.

Ma che nessuno si azzardi ad attribuirgli lo status di mister: “Do soltanto una mano – prontamente precisa Pino – alleno un pò i portieri, soprattutto mettendo a loro disposizione la mia esperienza e non manco mai di dispensare consigli. Stiamo lavorando per il futuro ed è un discorso che estendo soprattutto al settore giovanile, poiché mi interessa particolarmente lavorare con e per i giovani. Non ho molto tempo da dedicare alla squadra, dato che sono piuttosto assorbito in miei progetti personali. In primis, mi sto adoperando per conseguire il patentino per diventare allenatore dei portieri. Tuttavia, il mio tempo libero, lo dedico volentieri all’Ischia.”

Quindi non possiamo sperare di vederti seduto sulla panchina del Napoli in veste di allenatore?

“Se mi chiama il Napoli, corro anche domani, su questo non si discute!
A parte gli scherzi, il ruolo di allenatore non è insito nel mio dna, non è nelle mie corde.
I vari Mihajlovic, Mancini, Montella, lo stesso Ferrara, avevano l’indole da allenatore e la predisposizione necessaria per ricoprire questo ruolo, già quando erano calciatori, io non ho questa vocazione, ho ben chiaro il mio ruolo: il preparatore dei portieri.”

Alla luce di quest’ultima affermazione, esternata da un signor portiere come Taglialatela, mi viene spontaneo fare una considerazione personale a voce alta: perchè il Napoli non ha mai preso in considerazione l’idea di conferirti quest’incarico?
Ritengo che saresti la persona più adatta ad adempiere a questo ruolo, in una piazza che, tra l’altro,  conosci benissimo…

Questo lo hai detto tu! – Replica sorridendo – Ho sicuramente l’esperienza giusta, sia per quanto riguarda la capacità di relazionarmi ai giovani, sia per quanto attiene l’esperienza “sul campo”, maturata negli anni in cui giocavo.
Ho avuto la fortuna di essere seguito da tanti preparatori eccellenti, come: Castellini, attualmente preparatore dei portieri dell’Inter e dell’Under 21, Battara, Di Vincenzo e molti altri, con i quali continuo tuttora a confrontarmi.
Inoltre, sono sempre stato un uomo-spogliatoio, in qualsiasi squadra abbia militato, ho sempre cercato di mantenere il gruppo unito, affinché fossimo coesi nel conseguimento dello stesso intento. Mi piace tenere l’ambiente sereno e calmo, non mi piacciono rivalità, ostilità, tensioni e quando possiedi un simile ascendente devi sfruttarlo. Sono stato capitano ovunque, anche quando non indossavo la fascia intorno al braccio in campo. Potrei essere un ottimo interlocutore tra spogliatoio e società.”

In effetti, alla luce del momento in cui il Napoli imperversa, un uomo, legato alla maglia, indiscutibile professionista, profondo conoscitore della piazza, benvoluto e rispettato dal pubblico, quale è Pino, farebbe proprio al caso della squadra e della società. Per smorzare i dissensi e conferire quella tanto agognata serenità che appare, momentaneamente, una chimera.

Hai vissuto da protagonista uno dei momenti, se non il momento storico più difficile della vita del Napoli. Cosa pensi del momento attuale degli azzurri?

“Questo è uno dei pochi momenti difficili dell’era De Laurentiis. La società può trarre vantaggio da questa situazione per crescere. Non si matura soltanto conseguendo successi e vittorie, ma soprattutto venendo fuori da simili situazioni.
Tutto sommato, credo che i presupposti per creare un clima di serenità intorno alla squadra ci siano tutti: hai in cassaforte una finalissima, hai disputato un’ottima Champions e in Campionato nulla ancora è perduto.
Non bisogna drammatizzare, è un momento in cui la squadra palesa una certa stanchezza, non è il caso di cercare altri pretesti o motivazioni, volti solo ad inasprire ulteriormente l’ambiente e che possono solo concorrere a conferire ulteriori tensioni.
La continua disputa tra De Laurentiis e Mazzarri, non è di certo un bel sentire, già lo scorso anno, nel finale di Campionato, le voci che sono trapelate, relative ai diverbi tra i due, hanno contribuito non poco a caricare l’ambiente di  tensioni e la squadra ne ha sofferto.
Credo che il modo migliore per uscire da questo momento, sia isolare la squadra da tutto e che, quindi, il presidente e l’allenatore risolvano da soli le loro divergenze.
E’ necessario, inoltre, anche maggior buon senso da parte dei media.
Fino a due mesi fa, leggevo che il Napoli poteva vincere la Champions e, adesso, questa stessa squadra, la stanno massacrando, ingiustamente, a mio avviso.
Le critiche vanno fatte, ci mancherebbe, ma con raziocinio e giudizio, giustificare il momento critico che sta vivendo il Napoli, asserendo motivazioni che si proiettano oltre il calo fisico e la stanchezza palesata dai giocatori, credo sia errato e controproducente per la squadra stessa.”

Parla da leader Pino, seppure non sia un addetto ai lavori, stipendiato per tirare l’acqua al mulino azzurro.

Nessuno meglio di te sa quanto sia pretenziosa la piazza di Napoli…

Beh, sie tra l’altro ti sei sempre assunto le tue responsabilità, aggiungoquesto è vero, non mi sono mai tirato indietro, anche quando c’era da prendere i fischi…
Il mal contento della gente, senza dubbio, incide sul rendimento della squadra.
E’ innegabile che giocatori come Hamsik, Lavezzi, Cavani, si carichino con il supporto del pubblico. Se sono riusciti a vincere contro squadre importanti, il merito sento di attribuirlo anche alla spinta che gli veniva conferita dai  tifosi. Questa è una piazza che sa galvanizzare e motivare come poche altre. L’assenza del supporto del pubblico,  toglie, indubbiamente, qualcosa sul piano del rendimento. “

Cosa c’è di diverso tra il Napoli dello scorso campionato e quello che vediamo scendere in campo quest’anno?

Quest’anno non riscontro la stessa cattiveria agonistica che ha caratterizzato le partite della scorsa stagione. Un aspetto sul quale lavorare è proprio questo, a mio avviso, per ricercare quella combattività che, quest’anno, sta consentendo alla Juventus di contraddistinguersi.
Ma vanno rinforzati tanti altri aspetti. Occorrono giocatori esperti, da integrare all’interno della rosa attuale: aggiungere qualità, piuttosto che sottrarla…”

Generalmente, chiudo le mie interviste, chiedendo all’intervistato di riempire a suo piacimento uno “spazio-libero”.
Nel caso di Pino, alla luce di quanto emerso da questa piacevolissima chiacchierata, mi riservo la possibilità di riempire personalmente il suddetto spazio.

“In un epoca in cui molteplici bandiere del Napoli che fu, si ergono a sapientoni, impartendo lezioni tecnico-tattiche e si mostrano celermente pronti ad apparire davanti ad un microfono per criticare a viso aperto l’operato dell’attuale dirigenza, Pino si conferma uomo-spogliatoio, seppur fisicamente avulso dall’assetto societario.

Idealmente Batman, non si è mai spogliato della maglia azzurra, neanche quando l’ha coperta con altre casacche o quando ha deciso di riporre i guantoni nel cassetto dei ricordi.

Quando parla del Napoli, i suoi discorsi si impregnano d’amore.

Di un amore sincero, disinteressato, ma, al contempo, capace di guidare la critica con la logica dell’obiettività.

Aggiungendo a quest’aspetto, di per sé tutt’altro che trascurabile, una professionalità e delle competenze in materia difficilmente opinabili, attendiamo che qualcuno ci fornisca una motivazione valida e sensata per cui il Batman azzurro non meriti di ricoprire la carica di preparatore dei portieri del Napoli.”

Luciana Esposito

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